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Sbarca a Novara “Foodracers”, la start up veneta che consegna il cibo in provincia

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Pubblicato da in Lavoro ·
Tags: Foodracersciboconsegna
La piattaforma nata due anni fa è operativa in 31 cittadine italiane. A Novara ha coinvolto una decina di ristoranti e altrettanti “fattorini”



Sono partiti la settimana scorsa anche a Novara, seconda città del Piemonte (dopo Alessandria) in cui la start up trevigiana «Foodracers» ha lanciato la sua ricetta: una piattaforma di «food delivery», di prenotazione e consegna di cibo a domicilio, dedicata in particolare ai capoluoghi di provincia e ai piccoli centri urbani, dove spesso non arrivano le aziende internazionali attive nelle metropoli.  
A Novara, dove di recente è sbarcata l’inglese «Deliveroo», ora arriva anche la start up «made in italy» partita due anni fa e ora attiva in 31 cittadine italiane: «Dal gennaio 2016 in Italia abbiamo 800 ristoranti affiliati, 450 racers attivi e 250 mila ordini consegnati» spiegano. In città i ristoranti che hanno aderito per ora sono una decina: si può ordinare il menu tramite l’app oppure il sito www.foodracers.com.  
A casa arriverà un «racer», un addetto alla consegna: «Sono persone che mettono a disposizione il proprio tempo libero per le consegne - precisano da Foodracers - senza vincoli di orario o reperibilità, nella logica della sharing economy». Un sistema che si avvicina a quello proposto da Uber per i trasporti in auto: chi svolge le consegne può dare la propria disponibilità in alcuni giorni o orari. «I nostri sono spesso giovani universitari e si muovono per lo più in automobile o motorino, anche se in alcune città come Parma ad esempio abbiamo stretto una collaborazione con un’altra start up che lavora con le biciclette» segnalano dall’azienda, che ha sottoscritto la Carta dei diritti dei riders.  
I «racers» novaresi che hanno aderito (ci si può candidare tramite il sito della start up) sono già una decina: trattengono loro il costo della consegna, che varia in base alla distanza percorsa, da un minimo di 2,50 euro a un massimo di 4,90 euro stando ai ristoranti che hanno aderito in città finora. L’ultile della start up invece arriva dai ristoratori, con una percentuale in base al numero di vendite realizzate tramite l’app. E la rete tra di piccole città è in espansione, tanto che di recente nuovi soci hanno permesso un aumento di capitale di 600 mila euro.



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